Preventivo sito web: le voci da controllare riga per riga (prima di firmare)

Le otto voci che devono esserci in un preventivo per un sito web, quelle ambigue da far riscrivere, i costi ricorrenti da pretendere nero su bianco e le quattro righe di proprietà che quasi nessun preventivo tratta. Con una tabella voce per voce: cosa significa, riferimento tipico, red flag.

Indice dei contenuti
  1. Prima il documento, poi il fornitore
  2. Le otto voci che devono esserci (tabella riga per riga)
  3. Le tre voci ambigue da far riscrivere
  4. I costi ricorrenti: pretendili nero su bianco
  5. Proprietà: le quattro righe da pretendere per iscritto
  6. Prima di firmare: i sette controlli finali
  7. Come dovrebbe essere (e come lo facciamo noi)

Nella guida su quanto costa un sito web nel 2026 abbiamo messo in fila le fasce di prezzo del mercato e i nostri listini pubblici. Ma tra sapere “quanto costa” e firmare c’è di mezzo un documento: il preventivo. In sette anni di siti ad alta conversione ne abbiamo scritti decine e letti molti di più, portati dai clienti per un secondo parere — e la differenza tra un progetto sereno e un rapporto che finisce male si vede quasi sempre lì. Questa guida le smonta riga per riga: le voci che devono esserci, quelle ambigue da far riscrivere, i costi ricorrenti da pretendere nero su bianco e le quattro righe di proprietà che quasi nessun preventivo tratta.

Prima il documento, poi il fornitore

Una distinzione utile prima di iniziare. Valutare chi hai davanti — portfolio, metodo, referenze — è un lavoro diverso, trattato nella guida su come scegliere una web agency. Qui facciamo l’altro mestiere: valutare il pezzo di carta. È un esercizio più freddo e più potente, perché il preventivo è l’unica cosa che resta quando la stretta di mano è finita: se una promessa non è scritta lì (o nel contratto che ne discende), ai fini pratici non esiste.

Il test d’ingresso è brutale ma efficace: il preventivo a riga unica. “Realizzazione sito web: 1.500 €” — una riga, un totale, nessun dettaglio. Non ti dice quante pagine avrai, chi scriverà i testi, a chi sarà intestato il dominio, cosa succede dopo il lancio. Nota bene: il problema non è la cifra — anche i nostri progetti partono da 1.500 € — è che senza le voci, qualunque cifra è illeggibile: non puoi confrontarla, né contestarla, né capire se è alta o bassa.

Le otto voci che devono esserci (tabella riga per riga)

Queste sono le voci che un preventivo professionale dovrebbe sempre esplicitare, con tre informazioni per ciascuna: cosa copre davvero, un riferimento tipico di peso o di prezzo, e la red flag testuale — la dicitura che, quando compare, merita una domanda in più prima di andare avanti.

VoceCosa copre davveroRiferimento tipico*Red flag nel testo
1. Analisi e strategiaObiettivi, clienti tipo, concorrenti, struttura delle pagine5–10% del progetto, spesso dentro il designLa voce non esiste: si disegna senza sapere cosa deve produrre il sito
2. Design / UXLayout, gerarchia visiva, percorso verso il contatto, versione mobile25–35% del progetto“Grafica moderna e accattivante”, senza numero di proposte e revisioni
3. SviluppoCodice o CMS, funzionalità, test su dispositivi e browser30–45% del progettoNessuna menzione di tecnologia, CMS o test
4. ContenutiChi scrive i testi, chi fornisce foto e traduzioni, per quante pagineSe li produce il fornitore, centinaia di € in più; se la voce manca, li stai facendo tuLa voce non compare affatto
5. SEO di baseTitoli, struttura, URL, indicizzabilità, redirect dal vecchio sitoInclusa nelle fondamenta di un lavoro fatto bene“SEO inclusa”, senza elenco di attività
6. Dominio e hostingChi registra cosa, a nome di chi, costo del primo anno E del rinnovoDominio 10–30 €/anno; hosting adeguato a una PMI 50–300 €/annoPrezzo solo del primo anno; intestazione all’agenzia
7. ManutenzioneAggiornamenti, backup, monitoraggio, tempi di risposta, dal secondo anno500–2.000 €/anno presso le agenzie strutturate; nel nostro modello è dentro l’abbonamento da 99 €/meseCanone “di gestione” senza elenco di ciò che copre
8. Consegna e formazioneCollaudo, consegna degli accessi, sessione per usare il sito in autonomiaSpesso inclusa; va comunque scrittaMai menzionata: al lancio dipendi dal fornitore per ogni virgola

*I riferimenti sono la sintesi della nostra esperienza professionale, non un listino ufficiale, che in Italia non esiste. Le percentuali variano con la natura del progetto (su un e-commerce pesa di più lo sviluppo, su una vetrina design e contenuti): usale come ordine di grandezza, non come tariffa.

Un preventivo può legittimamente accorpare alcune voci (analisi dentro il design, formazione dentro la consegna). Quello che non può fare è ometterle: se una delle otto non è né scritta né accorpata, la domanda da fare è una sola — “questa attività è inclusa, esclusa o non ci avete pensato?”. Tutte e tre le risposte sono informazioni preziose.

Le tre voci ambigue da far riscrivere

La “gestione” generica

“Gestione sito: 80 €/mese” è la voce più comune e meno leggibile dei preventivi italiani. Gestione di cosa? Aggiornamenti di sicurezza? Backup, e con quale frequenza? Modifiche ai contenuti, e quante ore al mese? Un canone ricorrente è sanissimo — è il modello che usiamo anche noi — ma deve avere un contenuto elencato: cosa è compreso, cosa è extra, con che tempi di risposta. Un canone senza elenco è un abbonamento alla speranza.

La “SEO inclusa” senza deliverable

La SEO vera si può scrivere in voci, perché è fatta di attività concrete: struttura delle pagine e dei titoli, URL puliti, sito indicizzabile, redirect dal vecchio sito, dati strutturati, prestazioni misurabili. Sono le fondamenta descritte nella guida introduttiva SEO di Google, e sulle prestazioni esistono soglie pubbliche e verificabili: i Core Web Vitals fissano il caricamento sotto i 2,5 secondi, la reattività sotto i 200 millisecondi, la stabilità visiva sotto 0,1. Quando invece leggi “SEO inclusa” e basta, chiedi l’elenco: se la risposta è vaga, quella riga vale zero. Distinzione ulteriore: il posizionamento continuativo (contenuti, link, monitoraggio mensile) è un servizio a parte, ed è corretto pagarlo a parte — un preventivo onesto separa le due cose.

Il “tutto incluso”

“Sito completo tutto incluso: 1.500 €” è la versione elegante della riga unica. Il problema è che “tutto” non è un perimetro: è l’assenza di un perimetro. Nella nostra esperienza, i progetti nati da un “tutto incluso” sono quelli dove ogni richiesta del cliente diventa una discussione, perché nessuno può dimostrare cosa fosse dentro e cosa fuori. C’è anche la variante speculare, più sottile: la clausola “il presente preventivo esclude ogni attività non specificatamente indicata” — ineccepibile sulla carta, ma se le voci indicate sono tre righe generiche, l’esclusione copre quasi tutto il lavoro reale. La contromossa è identica in entrambi i casi: chiedere l’esplosione delle voci — e diffidare di chi si infastidisce a fornirla.

I costi ricorrenti: pretendili nero su bianco

Le cifre di dominio, hosting, manutenzione e licenze le trovi nella guida sui costi: qui non le ripetiamo. Il punto è come quelle voci devono comparire nel documento che stai per firmare. Tre requisiti di forma:

  • Ogni costo annuale con il prezzo a regime. Per dominio e hosting servono due numeri: anno uno e anni successivi. Se ne vedi uno solo, chiedi l’altro per iscritto.
  • Le licenze di terzi nominate una per una. Tema, plugin, servizio email a canone: se il sito ne dipende, nome e costo annuale stanno nel preventivo, non nella prima fattura di rinnovo.
  • Le condizioni delle modifiche future. A canone, a ore (con la tariffa scritta) o a preventivo separato: va dichiarato prima, non negoziato dopo.

Il collaudo di trasparenza: chiedi il costo a regime del secondo anno, cifra alla mano. Se il documento è scritto bene, la risposta è la somma di righe che avete entrambi sotto gli occhi; se serve “fare due conti e farti sapere”, quelle righe non ci sono — e ora sai cosa farci aggiungere.

Proprietà: le quattro righe da pretendere per iscritto

È il capitolo che quasi nessun preventivo tratta e che produce i danni peggiori — non alla consegna, ma anni dopo, quando vuoi cambiare fornitore. Quattro righe, nero su bianco:

  1. “Il dominio è registrato a nome del cliente.” L’intestatario del dominio (il Registrante, nella terminologia del Registro .it) è chi ne ha il controllo legale: cambio di fornitore e trasferimento passano da lì, tramite il codice authinfo. Se il Registrante è l’agenzia, il dominio è suo — anche se lo hai pagato tu; come contatto tecnico va bene, come intestatario no.
  2. “Il cliente riceve tutti gli accessi.” Hosting, pannello del dominio, CMS con utenza amministratore, analytics — consegnati alla chiusura del progetto, non “disponibili su richiesta”: se per entrare in casa tua devi chiedere le chiavi ogni volta, quelle chiavi non sono tue.
  3. “Al saldo, il sito è del cliente.” Sul codice, più che la formula giuridica, chiedi che il documento dichiari la conseguenza pratica: in che formato ti verrebbe consegnato il sito e con quali strumenti un altro sviluppatore potrebbe lavorarci. È la portabilità a decidere: un sito che solo chi l’ha costruito sa toccare è tuo solo sulla carta.
  4. “Testi, foto e materiali prodotti sono del cliente.” Se i testi li scrive il fornitore, a saldo avvenuto devono essere tuoi. Per le foto di archivio, chiedi a chi è intestata la licenza: se è dell’agenzia, il giorno che te ne vai potresti dover ricomprare le immagini del tuo stesso sito.

Prima di firmare: i sette controlli finali

Superate voci, ambiguità e proprietà, resta la meccanica del rapporto. Sette controlli veloci:

  1. Revisioni incluse: quanti giri di modifiche sul design sono compresi, e quanto costa il giro extra.
  2. Tempi: una data (o una durata) di consegna, con le condizioni per rispettarla — tipicamente la consegna dei contenuti da parte tua.
  3. Validità dell’offerta: un preventivo serio ha una scadenza.
  4. Milestone di pagamento: acconto, avanzamento, saldo al collaudo. Il 100% anticipato prima di aver visto qualsiasi cosa non è una prassi: è una red flag.
  5. Garanzia post-lancio: per quante settimane i difetti vengono corretti senza costi aggiuntivi.
  6. Recesso e durata minima: se c’è un canone, il documento deve dire come si esce, con che preavviso e con quali eventuali penali. Meglio scoprirlo ora che alla prima disdetta.
  7. Le esclusioni, elencate: cosa è fuori perimetro deve essere scritto voce per voce, non delegato a una clausola generica.

Come dovrebbe essere (e come lo facciamo noi)

Un buon preventivo non è un documento lungo: è un documento completo. Due pagine bastano, se dentro ci sono le otto voci, i costi del secondo anno, le quattro righe di proprietà e i sette controlli di cui sopra. Ed è un ottimo filtro al contrario: chi te lo scrive così ti sta mostrando, prima di iniziare, come lavora.

Noi abbiamo scelto di renderci facili da controllare: i prezzi sono pubblici — progetto da 1.500 €, abbonamento crescita da 99 €/mese — e ogni preventivo che esce da qui deve superare la stessa prova del nove che hai appena letto: quattro domande, quattro risposte chiare. Se stai raccogliendo offerte, parliamone: la prima consulenza è gratuita, e se porti anche i preventivi degli altri li leggiamo insieme con questi stessi criteri — il nostro compreso.

Domande frequenti

Un preventivo per un sito web si paga?

Di norma no: per un sito vetrina o un e-commerce standard il preventivo è gratuito, ed è così anche da noi. Fa eccezione l’analisi approfondita (audit tecnico, ricerca keyword, architettura di un progetto complesso): quella è lavoro vero e può essere a pagamento — purché produca un documento che resta tuo, utilizzabile anche con un altro fornitore.

Quante revisioni dovrebbe includere un preventivo per un sito web?

Non esiste uno standard, ma nella nostra esperienza due o tre giri di revisione sul design sono una prassi sana: bastano a convergere se l’analisi iniziale è fatta bene. Conta meno il numero del fatto che sia scritto, insieme al costo del giro extra: è ciò che evita le discussioni a metà progetto.

Quanto costano dominio e hosting all’anno?

Nella nostra esperienza un dominio costa in genere 10–30 € l’anno e un hosting adeguato a una PMI 50–300 €, a seconda del progetto. Più della cifra conta come è scritta: nel documento pretendi il prezzo degli anni successivi, non solo quello di lancio, e verifica che il dominio sia intestato a te.

Ho firmato un preventivo e voglio cambiare fornitore: cosa rischio?

Dipende da cosa hai firmato: durata minima, preavviso ed eventuali penali di recesso stanno lì. Il rischio più serio però non è la penale: prima di muoverti verifica chi risulta Registrante del dominio e cosa è esportabile in un formato standard — sono le due cose che decidono quanto sarà semplice l’uscita, ed è il motivo per cui le quattro righe di proprietà si negoziano prima della firma, quando il potere contrattuale è tuo.

Fonti

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